"Le prime luci dell’alba svelarono un uomo dal volto sereno, vestito di
cielo vespertino, genuflesso, lo sguardo volto verso l’infinito, ..."
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STORIA      Note bibliografiche essenziali       (SEZIONE IN COSTANTE AGGIORNAMENTO)   

Le principali fonti storico-bibliografiche relative a San Nicolò Politi di Adrano, alle sue città e al periodo storico in cui visse sono presentate in questa sezione introduttiva.
Le notizie più attendibili relative a San Nicolò Politi si hanno grazie ai monaci greci coevi del santo anacoreta e legati al Monastero della Santa Madre di  Dio, detto il Rogato, i cui resti sorgono in contrada Trombetta e fronteggiano il paese d'Alcara Li Fusi, al di là dell'antico torrente Ghida.
Il Rogato costituì probabilmente il luogo centrale della vita terrena e della formazione spirituale del Santo eremita, dopo che lo stesso si stanziò nella Valle di Alcara; infine, fu  lo scrigno che custodì il suo santo corpo incorrotto per molti secoli, fino al mese di Maggio dell'anno 1503.
Tutti gli autori successivi sono concordi nell'individuare nell'abate di quel monastero il confessore del santo eremita di Adrano e l'autore dell'Inno a San Nicolò Politi e del primo racconto della vita del santo.


Abate CUSMANO detto lL TEOLOGO (Cosmanus, Cosmo, Cosma, Cosimo, Gusmano)


Monaco siculo, di cui non si conosce la città natale, vissuto intorno all'anno 1167 e categumeno (abate) del Monastero di Santa Maria del Rogato presso la città di Alcara, sotto la regola di S. Basilio e San Teodoro Studita.
Egli è ricordato negli annali storici come uno dei maggiori autori in lingua greco-medievale proprio per il magnifico Inno al Santo (Canone o Inno Acatisto di cui purtroppo ci è giunto solo qualche frammento).
Un autore successivo, Placido Merlino, a metà del '600 cita la medesima figura del Cusmano chiamandola "Don Urbano", nome che che in seguito il sac. Antonino Surdi interpreterà come errore del tipografo nella composizione del testo.
Cusmano è stato il primo autore a narrare e tramandare la storia di San Nicolò Politi attraverso i seguenti testi originariamente scritti in lingua greca:

"Vita S. Nicolai Adernionensis Eremitae"

"Cosmani Theologi ad D. Nicolaum Eremitam, Hymnus"



FAZELLO TOMMASO - Padre della storia siciliana  (Sciacca 1498 - Palermo 8 Aprile 1570)

Tommaso Fazello nacque a Sciacca nel 1498, fu a lungo insegnante a Palermo, a partire dal 1555, presso il Convento di San Domenico. Qui vestì l'abito di S. Domenico e ben presto con la sua dottrina ed eloquenza divenne uno dei maggiori oratori dell'epoca. Fu per dieci volte priore del convento di S. Domenico a Palermo e due volte provinciale di Sicilia. Fu tanta la sua fama che nel 1558 fu designato come generale dell'Ordine, ma modestamente rifiutò l'incarico.
Nel 1558, spinto da Paolo Giovio dopo ventennali ricerche, pubblicò in elegante latino il primo libro “stampato” sulla storia della Sicilia:

"De rebus Siculis decades duae",
Tipografia Maida, Palermo, 1558

Opera fondamentale per la topografia e la geografia della Sicilia, di cui uscì nel 1574, a Venezia, la traduzione in volgare a cura di Remigio Fiorentino.
In essa la prima decade ha carattere geografico e descrittivo, mentre la seconda ha carattere storico. Si tratta di un primo esempio di topografia storica e archeologica; contiene inoltre una storia della Sicilia dalle origini mitiche fino ai tempi dell'autore.

L'opera del Fazello non cita il Santo di Adrano, ma risulta fondamentale per la comprensione, identificazione e verifica topografica e storica di quanto riferito dagli autori seguenti in relazione al racconto del Cusmano.


      
CLUVERIO FILIPPO
Autore del testo storiografico: "Sicilia Antiqua". Palermo 1619.


P. NICOLA FARANDA (1539-1612)
Nel 1569 il vicerè, marchese di Pescara Francesco Ferdinando, Avalos, , marchese di Pescara (primogenito di Alfonso, marchese del Vasto, e di Maria d'Aragona), vuole una relazione sulle condizioni dell'isola e invia alcuni aristocratici di fiducia a visitare terre e città e dispone che a ciascuno di loro si accompagni un padre della Compagnia di Gesù "per guida e scorta". Da Siracusa è inviato Nicolò Faranda che trasforma l'obbedienza dovuta al vieré in occasione di esercitare la carità. [1]
Nella Sicilia spagnola, l'ultimo decennio del Cinquecento, successivo all'ondata di peste e alla carestia, vide un'incisiva iniziativa istituzionale quando il vicerè Diego Enriquez de Guzman, conte di Albadeliste, ordinò una ricognizione e una sistematizzazione delle fonti agiografiche siciliane e la compilazione di tabulari sacri al fine di dotare l'isola di un patrimonio sacrale, su suggerimento del padre gesuita Nicolao Faranda, che in prima persona si occupò dell'imponente lavoro di raccolta dei testi agiografici.
Dopo di lui, il vicerè successivo, Arrigo de Guzman conte di Olivares (1592-1595), sollecitato nel 1595 da Filippo II, appassionato collezionista di reliquie, impresse un'accelerazione al lavoro, nel quale a Faranda subentrò il confratello Ottavio Gaetani che continuò fino al 1620, data della sua morte.
Probabilmente l'intero volume "Vitae, processus et miracula aliquot Sanctorum Siculorum", composto da 33 fascicoli relativi a vari santi e conservato alla Biblioteca Comunale di Palermo, fu collezionato da Faranda, ricordato come "ricognitore e fornitore" dei materiali che vennero inviati e utilizzati nella raccolta di  Gaetani. [5]


P. OTTAVIO GAETANI (Caetani, Caietani) (1566 - 8 marzo 1620)
Dotto padre gesuita di Siracusa Ottavio Gaetani dei Marchesi di Sortino (1566- 1620) proseguì il lavoro del confratello Nicolò Faranda.
Nel 1617 pubblicò il prezioso volume preparatorio:
"Idea Operis
de Vitis Siculorum Sanctorum
Famaue Sanctitatis Illustrium
Deo volente
Bonis Iuvantibus
in Lucem Prodituri"
Panhormi, presso Erasmo Simeone, 1617 .

In esso è citato nei vari pagine di elenchi e indici il Santo anacoreta di Adrano recando la nota "Colitur ex Iulij  PP. II concessu" .
Tuttavia l'opera del Gaetani rimase inedita fino al 1657, anno in cui l'opera fu data alle stampe dopo esser stata rimaneggiata dal confratello Pietro Salerno, che la corredò di una prefazione dedicata a Filippo IV con il titolo:

"VITAE SANCTORUM SICULORUM"
Palermo, presso Cirillo, 1657

Proprio in questo testo viene delineata accuratamente la storia e i miracoli relativi a S. Nicolò Politi, riportando inoltre integralmente le fondamentali fonti documentali attribuite al Cusmano: le traduzioni in latino del frammento di  Inno e della vita del Santo, un tempo presenti nellarca reliquiaria contenente il corpo di S. Nicolò Politi presso il paese di Alcara Li Fusi.

Notizie biografiche su padre Gaetani dal Menologio di pie memorie d'alcuni religiosi della Compagnia di Gesú, Padre Giusepe Antonio Patrignani, presso Niccolo Pezzana, 1730. [Università Complutense di Madrid, Digitalizzato il 28 gen 2010) accessibile su Google Libri.
Notizie biografiche su padre Gaetani su Wikipedia.


P. FILIPPO FERRARIO ALESSANDRINO
Dell'Ordine dei Servi della B. M. V., professore di Teologia Sacrae e Matematico Pubblico dell'Università di Pavia, interprete nel Ginnasio Ticinese, è autore del Catalogo Generale dei Santi che non sono presenti nel Martirologio Romano, dedicato a Papa Urbano VIII, dove è citato S. Nicolò eremita presso il paese siciliano di Alcara alla pagina 317:
"NOVVS CATALOGVS SANCTORVM",
Venetiis, Apud Io. Guerilium. M. DC. XXV. (1638)


M.R.P.M. FILIPPO SALERNO
Alcarese, dell'Ordine dei Padri Minori Conventuali di S. Francesco. Uomo acuto, coltissimo, di eccezionale abilità. Maestro di singolare dottrina e celebre predicatore. Fu professore nelle pubbliche Università di Vienna e Catania e ministro della Provincia di Sicilia (1633-36). Morì nel cenobio francescano della sua Alcara il 14 Luglio del 1967, all'età di 80 anni. Di lui è edita l'omelia:

"Vittoria Triplicata di S. Nicolò Eremita"
Predica  del M.R.P.M. Filippo Salerno
Min. Conu. Teologo già della Maestà Cesarea
Primario nell'Università di Vienna
Fatta nella città di Alcara il giorno della Festa di detto Santo Patrono à 3 di Maggio 1646
(Stampata) in Palermo, Per Alfonso dell'Isola
M.DC.XLVI
IMPR. Salernus Vic.gle.
IMPR. DE DENTE P.


PLACIDO MERLINO
Pastore di Alcara Li Fusi e autore del prezioso poema in in otto canti e in ottava rima in dialetto siciliano:

"Lu Niculau Eremita",
edito nel 1652, presso Giacomo Di Matteo.

Vari autori successivi hanno fatto riferimento a tale documento, in particolare per le vicende che nel Gaetani non sono esposte e appartenenti a tradizioni popolari, oppure a fatti sconosciuti al Gaetani o volutamente non riportati da questo, in quanto ritenuti poco supportati dalle sue fonti documentali.
Tra gli elementi distintivi del Merlino troviamo:
1) L'aquila che guida il santo;
2) Il passaggio da Maniace e l'incontro con Lorenzo da Frazzanò;
3) Il mezzo pane portato da un angelo;
4) Un angelo gli indica la chiesa di Maria del Rogato costruita dal Conte Ruggero e che permette di acquistare l'indulgenza ogni volta che viene visitata;
5) Il cosiddetto Miracolo delle pere è collocato subito dopo la prima visita al Rogato.
6) Il confessore viene chiamato Don Urbano.
7) Il voto di recarsi ogni sabato al Rogato per quadagnare l'indulgenza;
8) Secondo incontro con Lorenzo da Frazzanò direttamente all'eremo;
9) Alla preghiera di Nicola un angelo porta un pane intero per i due santi;
10) Un Angelo lo prepara per il "celeste avvisto";
11) Ultima tentazione diretta del demonio, il quale è sconfitto dall'angelo che da il "celeste avviso", indicando a Nicola di andare alla fine di Luglio (Giugnetto) dal Confessore e che il 17 di Agosto avrebbe concluso la sua vita terrena.
12) Promessa del ritorno al Rogato;
13) Indica in Rancuglia il cognome di Leone, il buon uomo che ha trovato il corpo del Santo.


MICHELE BOA (Bua) (1614-1687)
Nato ad Alcara nel 1614, si dedicò allo studio delle lettere a Messina e Catania. Conseguì il dottorato in Filosofia e la laurea in Teologia. Vestì l'abito clericale e successivamente l'abbandonò, scegliendo il matrimonio. Studiò presso la facoltà di medicina divenendo Medico. Fu insignito dal Papa Innocenzo I dell'onorificenza di Cavaliere dello Sperone d'Oro e nominato successivamente dal Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Gerosolomitani professore di Medicina a Malta. Morì il 20 febbraio 1687. Tra i suoi scritti in italiano volgare si ricorda:

"Vita di S. Nicolò Eremita"
in prosa e in versi.


P. FRANCESCO CARRERA (Scicli 1626 - Palermo 1683)
Nato a Scicli nel 1629, entrò nella Comagnia di Gesù nel 1644 e vi insegnò retorica per diciassette anni. Morì nel Collegio Palermitano nel 1683.
Tra i testi da lui pubblicati uno in particolare contiene delle pagine dedicate a San Nicolò eremita di Adrano (pagine da 215 a 218 e 317):

"Pantheon Siculum, sive Sanctorum Siculorum Elogia",
Genova, 1679, presso Marco Ferri.


SAC. MICHELANGELO CASSATI (1636 – 1680) [10]
Sacerdote Alcarese nato nel 1636, eccellente Dottore in Teologia, poeta e insigne musicista. Di incredibile ingegno, si dedicò con impegno allo studio delle forze. Celebre e dotto nelle scienze matematiche e nella facoltà di medicina, fu instancabile negli studi e nel lavoro. Morì ad appena 44 anni, nell'Ottobre 1680. I suoi resti riposano nella Chiesa Madre di Alcara Li Fusi.
Egli è autore di um poema in ottava rima in lingua corrente italiana pubblicato l'anno della sua scomparsa:

"Il Nicolò Romito Poema Heroico Sagro",
edito in Palermo presso Pietro Dell'Isola nell'anno 1680.


SAC. SURDI (SURDO) ANTONINO MARIA (1646 – 1715)
Alcarese, nato il 14 Agosto 1646, consegui la laurea in Giurisprudenza. Nell'anno 1680 abbandonò la vita forense, divenendo sacerdote e predicatore evangelico. Fu Arciprete di Alcara li Fusi, abate di S. Maria del Rogato e eseguì numerosi incarichi assegnati dall'Arcivescovo di Palermo. Mentre viveva a Palermo pubblicò testi in vernacolo siciliano sotto lo pseudonimo anagrammatico Nuntio Surdano.
Fu autore della prima biografia(*) di S. Nicolò Politi scritta in lingua corrente, includendovi un capitolo intero sull’antichissima storia di Alcara. Segue l'elenco dei testi dedicati al Santo:

"Vita, Morte e Miracoli del glorioso Eremita San Nicolò in ottava rima Siciliana",
Panormi  apud Jacobum Epirum, 1692.

"La Penitenza vittoriosa, Vita, Morte, e Miracoli di S. Nicolò Eremita in istile oratorio".

(*) "LE VITTORIE DELLA PENITENZA
collegata con l'Amor Divino, espresse nella Vita mirabile, Morte gloriosa, e portentosi miracoli di
SAN NICOLÒ EREMITA
Solitario nel monte di Calanna presso la Città dìAlcara Valle di Demone",
Panormi typis Antonini Epiri, 1709


GERONIMO RAGUSA (Modica, 1665 - Siracusa, 1707) [20]
Geronimo Ragusa della Società di Gesù, nato a Modica il 27 Oggobre 1665, mostrò fin dalla tenera età ardore eper lo studio e per le materie letterarie. Appena entrato nei Gesuiti, presso il Collegio di Modica, fu nominato Professore di filosofia, passando poi a Malta come professore di lettere per quarant'anni; a Caltagirone per due anni insegno Teologia dogmatica, poi quattro anni a Piazza Armerina e poi definitivamente a Messina, dove insegno Letteret e poi Filosofia e Teologia. Tra le sue opere si evidenzia per le notizie relative al categumeno Cusmano di S. Maria del Rogato:

"Elogia Siculorum, qui veteri memoria literis fluoerunt",
stampata in Francia nel 1690

poi ristampata dal nipote Geronimo Renda (che si firmò Geronimo Renda Ragusa), sacerdote eruditissimo che visse a lungo nella città di Roma, sotto il titolo:
"Siciliae bibliotheca vetus, continens elogia veterum siculorum, qui literarum fama claruerunt",
stampata in Roma nel 1700 .

Padre Geronimo Ragusa visse fino al 1707 e morì a Siracusa, nel cui Collegio dei Gesuiti si era trasferito negli ultimi anni di vita.


FRANCESCO ALBAMONTE (1669-1713) [30]
Sacerdote Palermitano, nato il 2 Giugno 1669. Figlio di Vincenzo Albamonte, Giudice e dottore. Studiò Filosofia, Teologia e Giurisprudenza. Si laureò nel 1693. Abile oratore si dedicò pienamente alla missione sacerdotale.  Morì l' 8 Settembre 1713.
Tra le sue numerose opere una è dedicata a S. Nicolò Politi:

"L'Anacoreta Rapito, e racquistato dal furto.
Tragedia di S. Nicolò Adornese in verso".


MONGITORE ANTONINO (Palermo, 4 maggio 1663 – Palermo, 6 giugno 1743)
Canonico del capitolo della cattedrale di Palermo, fu anche un prolifico scrittore. La sua produzione letteraria è principalmente orientata ad argomenti riguardanti l'ambito siciliano in genere, ma si dedicò anche all'agiografia con le storie di alcuni santi. Fu consultore e qualificatore del Sant'Uffizio e alla sua morte venne sepolto nella chiesa di San Domenico a Palermo.
Il suo nome divenne famoso a Roma dove fu soprannominato Rosciano e a Lipsia, dove il suo nome venne fatto negli atti degli eruditi del 1702.
Fonte autorevole per le notizie relativi agli autori precedenti nei suoi volumi:

"Bibliotheca sicula, sive de scriptoribus siculis qui tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt, notitiae locupletissimae"
TOMUS PRIMUS
Panormi, Typ. Didaci Bua, 1707.

"Bibliotheca sicula, sive de scriptoribus siculis qui tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt, notitiae locupletissimae"
TOMUS SECUNDUS
Panormi, Typ. Angeli Felicella, 1714.


AMICO VITO
Autore del testo storiografico enciclopedico:
"Lexicon topographicum"
edito in Catania 1760, tradotto nel 1858 da Gioacchino di Marzo.


GIOACCHINO DI MARZIO
Autore del testo:
"Note al Dizionario topografico della Sicilia di V. Amico"
edito in Palermo, 1856 vol. II


FILIPPO MATRANGA, papas (1822-1873) [40]
Sacerdote di rito greco, traduttore e archeologo intraprese gli studi presso il Collegio greco di S. Atanasio a Roma, accompagnato dal fratello maggiore Pietro. Quando, nel 1841, il Collegio venne chiuso, egli proseguì gli studi presso il Collegio della Propaganda Fide. Ordinato sacerdote nel 1848, tornò in Sicilia, nella sua città natale, ed entrò nell'oratorio greco di S. Filippo Neri.
Nel 1854, l'arcivescovo di Palermo G. B. Naselli lo chiamò a Palermo come "maestro di spirito" nel locale seminario greco.
Successivamente venne elevato parroco nella chiesa parrocchiale greca di Messina.
Tradusse dal greco in italiano il Trattato di ortografia greca di Teodoro Garza (1862) e Varie omelie di S. Giovanni Crisostomo ed una di S. Basilio (1867-1871); il Peri pneumaton (1875), silloge delle grammatiche greche di Costantino Lascaris e Teodoro Garza.
Studioso appassionato di archeologia sacra, scrisse, nel 1873, una dotta lettera al professore Francesco Saverio Cavallari, in quel momento direttore delle Antichità di Sicilia, su un sarcofago rinvenuto nelle catacombe di Siracusa, nel giugno 1872, che venne letta e apprezzata nella seduta dell'Accademia palermitana nel settembre 1873. Tra le numerose pubblicazioni sulle ricerche e ritrovamenti da lui stesso effettuati, si ricondano: Monografia sulla grande iscrizione greca testé scoperta nella chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio, detta la Martorana (1873) e il testo che per noi risulta essere di fondamentale importanza:
"Le pergamene greche più antiche finora conosciute in Sicilia" (1875),
monografia pubblicata nel vol. V degli Atti dell'Accademia palermitana.


PETRONIO RUSSO SALVATORE (Adernò, 15 settembre 1835 – Adernò, 1917) [50]
Storico, archeologo, poeta e socio di varie Accademie italiane ed estere.
Figlio di Vincenzo e Pietra Russo, nacque in Adernò il 15 settembre 1835.  Frequentò il Liceo classico di Adrano e nel novembre 1853 entrò nel Seminario di Catania.  Fu ordinato Sacerdote il 17 dicembre 1859 e il 26 settembre 1861 conseguì la laurea in Sacra Teologia, Diritto Canonico e Storia Ecclesiastica. Nel 1862 si recò a Roma come rappresentante del Capitolo Collegiale di Adernò e l'anno successivo divenne socio  dell'Accademia dei Quiriti.
Nel 1866 fu nominato segretario del Cardinale Antonio Maria Panebianco e il 6 giugno 1870 fu ammesso nell' Accademia dell' arcadia con il nome di Osimbro Maratonio. Rientrato in Adernò il 31 agosto 1876 fu eletto Vice-Parroco della Chiesa Madre e contemporaneamente gli venne affidata la carica di Provicario Foraneo. Fra  il 1901  e il 1908  collezionò medaglie, diplomi e molte nomine di Enti di Cultura e di Accademie,come la nomina di Ispettore Onorario alle Antichità per il circondario di Catania. Scoprì i ruderi di un'antica città che egli chiamò Simezia, denominata poi da Paolo Orsi " Città siculo-greca del Mendolito".  Durante le epidemie di colera che nel 1887, 1911 e 1913 colpirono la  città di Adernò, si distinse nell'opera di soccorso, guadagnandosi, assieme ai Sacerdoti Alfio Rapisarda e Vincenzo Bascetta, riconoscimenti di benemerenza da parte del Sovrano e del Papa.
Morì in Adernò il 17 agosto 1917.
Testo fondamentale per gli studi nicoliniani è la sua pubblicazione in 3 volumi:

"Della vita e del culto di S. Nicolò Politi".
Storia critica, scritta e documentata.
Edito in Messina l'anno 1881.


PIETRO BRANCHINA (Adernò, 15 settembre 1835 – Adernò, 1917) [60]
       
Figlio di due contadini Nicolò e Grazia Di Fazio, dimostrò da bambino inclinazione verso la musica, che imparò da autodidatta fino ad essere capace a circa 11 anni di accompagnare all'organo i riti liturgici nelle chiese della città natale.
Primo suo maestro di musica fu il concittadino Vincenzo Cacia. L'allora parroco, don Salvatore Petronio Russo, lo fece entrare presso il seminario arcivescovile di Catania a spese della curia cittadina. Studiò filosofia e teologia e proseguì gli studi musicali (armonia) con il maestro Filippo Tarallo già compositore ed organista del duomo di Catania.
Nel 1896 fu nominato direttore musicale di cappella del seminario, e formò una schola cantorum che annoverava circa 50 voci. Nel 1903 a Narni ricevette l'ordinazione sacerdotale.
In occasione della messa per i funerali di papa Leone XIII (morto nel 1903), furono eseguiti nella cattedrale di Catania alcuni inni di sua composizione. Il cardinale arcivescovo Giuseppe Francica-Nava de Bontifè lo inviò a proprie spese a Roma per seguire i corsi di studio all'Accademia di Santa Cecilia, dove nel 1904 conseguì il diploma di magistero in canto gregoriano. Suoi maestri furono Riccardo Storti, il barone Rodolfo Kanzler (figlio del gen. Hermann di Pio IX), Bolzi. Divenne amico inoltre di Lorenzo Perosi. Si trasferì quindi a Padova, dove studiò presso l'Istituto musicale sotto la guida di Luigi Bottazzo, conseguendo i diplomi di armonia, contrappunto, composizione ed organo.
Nel 1905 due sue composizioni furono pubblicate dalla rivista statunitense Santa Cecilia e nel 1907 partecipò al "Referendum dei 30 maestri" dell'"Associazione italiana di Santa Cecilia", per la riforma musicale della musica sacra e liturgica varata con decreto da Pio X del 22 novembre 1903. Nello stesso anno torna in Sicilia ed è nominato direttore musicale della cappella di San Giovanni Battista a Ragusa.
Nel 1910 è l'organista principale del duomo di Siracusa; dal 14 al 16 agosto presiede a Palermo la Prima Adunanza Regionale Sicula.[1]
Fu eletto vice presidente della Commissione diocesana per la musica sacra e quindi venne nominato presidente dell'Associazione siciliana per la musica sacra.
Il 4 febbraio 1920 fu eletto prevosto-parroco della chiesa matrice collegiata di Adrano dove si adoperò alacremente per il trasferimento di una reliquia insigne di S. Nicolò Politi dalla città di Alcara Li Fusi a quella di Adrano, riuscendo a ottenere la traslazione del Sacro Teschio del santo anacoreta nell'agosto 1926.
Dei fatti e dei documenti relativi allo storico ritorno in patria della reliquia insigne del santo concittadino, scrisse un memoriale custodito nell'archivio della Chiesa Madre di Adrano, citato da vari autori seguenti, ma edito nella sua interezza solo nel 2014 a cura del sac. Alfio Conti, rettore della Chiesa S. Nicolò Politi di Adrano:
"Nota storica della traslazione del capo di
San Nicolò Politi
da Alcara Li Fusi patria elettiva del Santo romito
in Adrano che gli diede i natali",
nel 60° anniversario della morte dell'autore.
Branchina, anche a causa di dissensi col clero locale, lasciò l'incarico di prevosto-parroco della matrice di Adrano nel 1937, ritirandosi ad Acireale dove assunse la direzione dell’Istituto San Michele e poi di padre spirituale nello stesso istituto della Congregazione dell'oratorio dei padri filippini.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1945, a quasi 70 anni, tornò come prevosto-parroco della chiesa matrice collegiata di Adrano, dove morì l'11 febbraio del 1953. In occasione dei solenni funerali nella Chiesa madre, la Schola cantorum da lui fondata a Catania eseguì molti suoi brani e la sua Missa Pro Defunctis.
Collaborò ai periodici Musica Sacra di Milano - retta e fondata da i più ferventi promotori della riforma liturgico-musicale, Guerrino Amelli e Jacopo Tomadini -, Santa Cecilia di Torino, Bollettino ecclesiastico di Catania, e pubblicò diversi articoli storici, dottrinali e polemici sulla musica sacra, soprattutto in rapporto alla necessità della riforma desiderata dal motu-proprio di papa Pio X. Pubblicò inoltre una biografia di Luigi Bottazzo per la casa editrice milanese A. Bertarelli.
Pietro Branchina ha composto più di 400 opere pubblicate da diverse case editrici musicali italiane (Milano, Bergamo, Bari, Catania) e straniere (Olanda, Spagna, Stati Uniti, Argentina, Brasile). Tra esse:
- Missa in honorem S. Nicolai Politi adranensis, edita in Padova nell'ottobre 1905. Op.12
- A. S. Nicolò Politi -Inno tessuto, dedicato a San Nicolò Politi, con le parole di P. Agostino Barbaro (cappuccino) eseguito il 3 agosto in Adrano in occasione delle feste patronali.


SCADUTO MARIO (Mussomeli, 1907 - Roma, 1995)
Padre della Compagnia di Gesù Gesuita, storico, continuò la Storia della Compagnia di Gesù iniziata da P.Tacchi-Venturi, pubblicando in particolare:

"Il monachesimo basiliano nella Sicilia medievale. Rinascita e decadenza. Secoli XI-XIV ",
Roma Edizioni di storia e letteratura, 1947


Dott. GAETANO MORELLI
Medico di Alcara Li Fusi [fu Tommaso, nato ad Alcara li Fusi (Messina) il 15 agosto 1903], fervente devoto al Santo Anacoreta e poeta.
Autore, in occasione dell'800° anniversario della morte del Santo eremita, dei pregevoli volumi:

"San Nicolò Politi patrono di Alcara - Brevi notizie sulla vita, sul culto e sulle reliquie",
edito a Messina presso la Tipografia Ditta D'Amico nel 1967;

"Florilegio poetico su Nicola Politi patrono di Alcara",
edito a Messina presso la Tipografia Samperi nel 1967.





[1] - Domenico Stanislao Alberti, Dell'istoria della Compagnia di Gesù, Palermo 1702, p. 231.

[5] - M. Stelladoro, Contributo allo studio delle Vitae Sanctorum Siculorum di Ottavio Gaetani: inventario delle carte preparatorie, in G. LUONGO (a cura di), Erudizione e devozione, Roma, Viella 2004, pp. 221-312;  EAD.,  Le “Vitae Sanctorum Siculorum” di Ottavio Gaetani: i manoscritti conservati a Palermo e a Roma, Roma 2006 [Supplemento a Studi sull’Oriente Cristiano 10/1].

[10] -  Antonino Mongitore, Bibliotheca sicula, sive de scriptoribus siculis qui tum vetera tum recentiora saecula illustrarunt notitiae..., ex typographia Didaci Bua, 1714,  Appendice al Tomo 2, pag. 70 (Biblioteca Nazionale Austriaca - Google eBook)

[20] -  G. E. Ortolani, Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, ornata dei loro rispettivi ritratti. Compilata da diversi letterati nazionali. Napoli 1818, presso Nicola Gervasi Calcografo, Tomo V, pp. 465-468. (Google eBook)

[30] -  Antonino Mongitore, Bibliotheca sicula, sive de scriptoribus siculis qui tum vetera tum recentiora saecula illustrarunt notitiae..., ex typographia Didaci Bua, 1714,  Appendice al Tomo 1, pp. 14-15. (Google eBook)

[40] - Note biografiche tratte da: Biblos, Servizio di informazione culturale e bibliografica: De Planae Albanensium Viris Illustribus, Biblioteca Comunale "G. Schirò", Piana degli Albanesi, 21-22, 2002.

[50] - Note biografiche tratte nel gennaio 2014 dal sito internet istituzionale del Comune di Adrano (CT).

[60] - Note biografiche tratte il 13/8/2016 dagli indirizzi web https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Branchina e http://www.scos.it/Personaggi/Branchina_pietro_prevosto.htm.

 

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